domenica 19 aprile 2009

Castelnuovo di Porto, 19 Marzo 2009

Prove di democrazia partecipata.

La democrazia, come sappiamo tutti, ha avuto la sua culla nella Grecia antica dove, nelle polis, per prendere delle decisioni di interesse pubblico, i cittadini si adunavano nell'agorà e votavano a maggioranza i provvedimenti da prendere. Questo modo di procedere è l'espressione genuina della democrazia, cioè del governo del popolo, quella che viene chiamata democrazia diretta o democrazia partecipata ma, ovviamente, è attuabile solo in piccole comunità come erano le polis greche.
Quando la comunità è più grande e le problematiche da affrontare più complesse, non è più possibile utilizzare la democrazia diretta, se non in certi casi particolari quando si indicono consultazioni referendarie. La democrazia diretta viene, allora, sostituita dalla democrazia rappresentativa, cioè si eleggono un certo numero di rappresentanti del popolo, che prenderanno le decisioni in nome di questo.
Il rischio della democrazia rappresentativa è lo scollamento dalla profonda coscienza popolare, e la nascita di una vera e propria casta che dà risposte di governo non sempre allineate alle vere esigenze del popolo, non più partecipe delle decisioni che lo interessano.
Questo è causa di disaffezione verso la politica (quì nel suo senso etimologico di “governo della città”) e di certe reazioni qualunquiste, pronte sempre a criticare qualsiasi decisione dei governanti, per partito preso.

Per rimediare a questo, si sono cercate forme di coinvolgimento dei cittadini quale è, ad esempio, Agenda21, dove un forum, a cui possono partecipare associazioni e individui, con l'aiuto di esperti fa l'analisi di una serie di indicatori per identificare le priorità e le attività da mettere in cantiere per uno sviluppo sostenibile del territorio.
Chiunque abbia cercato di avviare un processo di Agenda21 sa quanto questo sia di difficile attuazione e quanto sia importante la presenza di un coordinatore con grandi capacità di motivare e orientare il lavoro del forum e dei gruppi settoriali. Il rischio è che il Comune, che attiva un processo di Agenda21, inserisca come coordinatore e “facilitatori” persone “amiche” più che persone valide per quelle funzioni. Questo fa sì che, o non si producano risultati, o che questi risultati siano addomesticati, in linea cioè con l'orientamento già deciso dalla “casta” al governo.
In questo caso ovviamente siamo di fronte ad una pura operazione di immagine, che tende a mostrare un'Amministrazione attenta a confrontarsi con la popolazione, ma in realtà interessata a non infastidire i soliti comitati d'affari in grado di portare i voti che servono a farsi eleggere.
Non so se questa sia la realtà di Castelnuovo di Porto è però di tutta evidenza che il processo di Agenda21 iniziato circa tre anni fa, finora, non ha prodotto alcun risultato, e mi sarei meravigliato del contrario, vista la scarsa pubblicità data ad un evento che dovrebbe basare il suo successo sulla più larga partecipazione popolare possibile. Credo che, ancora oggi, il 95% della popolazione castelnovese, e sono ottimista, non sappia neanche cosa sia Agenda21!
Quindi uno strumento di democrazia partecipata, che in molte realtà italiane ha prodotto ottimi frutti, a Castelnuovo, mi sembra un dato di fatto, è avviato al fallimento.

Come sappiamo la giunta Lucchese, si è divisa sulla variante al PRG. Alla fine questa, giudicata inadeguata per lo sviluppo del paese, alla vigilia del suo inoltro alla Regione, è stata revocata con un voto che ha visto sulle stesse posizioni parte della maggioranza e l'intera Opposizione. Nella stessa delibera che revocava la Variante è stato deciso di costituire una Commissione Speciale per la pianificazione Urbanistica, in cui sono rappresentati tutti i gruppi in cui oggi è diviso il Consiglio comunale, con il compito, da portare a termine entro il 30 Aprile prossimo, di produrre un documento che definisca le linee guida del nuovo Piano Urbanistico Comunale.
Affiancheranno la Commissione tre tecnici urbanisti indicati dalla Regione, dalla Provincia e dall'Università “La Sapienza”.
La Commissione opererà tenendo conto delle modalità e delle direttive indicate nella legge regionale n°38 del 1999.
In particolare, forse per la prima volta nella nostra Regione, si tenta di disegnare un piano regolatore, con sedute pubbliche, interagendo con associazioni e cittadini interessati ad illustrare le esigenze e le priorità, che un futuro piano urbanistico dovrebbe soddisfare.
Questa è un'altra occasione di democrazia partecipata che abbiamo la possibilità di utilizzare a Castelnuovo, dopo l'esperienza deludente di Agenda21.
Certo questo tipo di democrazia è impegnativa, ci chiede di pensare, di ascoltare, di farci delle idee, di esporle, di difenderle: siamo pronti per questo?
In caso contrario torneranno a prevalere gli interessi nascosti, le decisioni prese nel chiuso di conventicole di comitati d'affari, e dovremo subire il ritorno della politica in cerca di voti di scambio e dei maestri del “ a Fra' che te serve?”.
E non dovremo più lamentarci!
Mauro Cardella
Castelnuovo di Porto, 2 Febbraio 2009


ALCUNE LINEE GUIDA PER IL NUOVO PRG.
(Suggerimenti presentati da Mauro Cardella alla Commissione Speciale per il Piano Urbanistico)

Ogni territorio per sue caratteristiche geomorfologiche ha un suo proprio indice di sostenibilità ambientale oltre il quale si ha un decadimento irreversibile delle condizioni ecologiche e conseguentemente delle condizioni di vita degli abitanti del territorio stesso.
E' quello che gli ambientalisti chiamano “impronta ecologica”.
Quindi prima di mettersi al lavoro per una nuova Variante sarebbe opportuno verificare qual'é l'indice di “impronta ecologica” raggiunto da Castelnuovo di Porto: vi è un limite oltre il quale non si può andare e raggiunto il quale occorre limitare al massimo nuove costruzioni residenziali e pensare, piuttosto, al miglioramento dei servizi.
Tanto per essere chiari, credo che il territorio comunale che gravita intorno al centro storico e alla Flaminia, abbia raggiunto un indice di impronta ecologica tale da sconsigliare ogni ulteriore espansione di edilizia abitativa. Del tutto diversa, invece, la situazione del territorio comunale sul versante della Tiberina, che offre grandi opportunità di interventi di edilizia, abitativa e non.

In linea con la necessità di salvaguardia ambientale, un Piano Regolatore dovrebbe favorire la concentrazione delle volumetrie, perché questo riduce il consumo di suolo e minimizza il costo delle opere di urbanizzazione a rete e dei servizi comunali (scuolabus, raccolta rifiuti ecc.)
Nel nostro paese, le strutture per il movimento sul territorio e per i momenti di socializzazione sono rimaste praticamente le stesse di quando Castelnuovo aveva 1500 abitanti: mancano strade adeguate, parcheggi, spazi di riunione aperti e chiusi, come per esempio un teatro cittadino, degno di una popolazione residente, sempre più caratterizzata da una forte richiesta culturale e di partecipazione alla vita sociale della città.

L'infanzia ed i ragazzi sono, poi, completamente ignorati dall'attuale organizzazione urbanistica di Castelnuovo. Mancano giardini e parchi. Mancano, in particolare, nei centri residenziali zone verdi attrezzate, che prevedano, per esempio, campi di calcetto, godibili dai nostri figli perchè raggiungibili a piedi dalle proprie abitazioni.

Per soddisfare le esigenze di vita sociale della nostra comunità, stante la situazione urbanistica che si è andata creando negli anni, è necessario fare degli interventi per trasformare Castelnuovo in un comune multicentrico dove oltre al centro storico vengano progettati altri due centri urbani che diventino dei catalizzatori sociali locali: il centro urbano Flaminia ed il centro urbano Pontestorto.

Il centro storico, dopo il recupero della Rocca e del palazzetto Paradisi, dovrà essere completato dalla sistemazione della piazza Vittorio Veneto con la costruzione di portici che chiudano il lato nord.
In località Monte La Pera (nei pressi del “Pallone”) si potrà edificare il nuovo polo scolastico con la scuola media, la scuola elementare e la scuola materna. Quì potrebbe trovare sede anche una sala teatrale, che finalmente darebbe una risposta alla sentita esigenza di uno spazio per manifestazioni culturali, politiche e ludiche, oggi del tutto mancante, non potendo ritenersi tale la squallida “sala polivalente”, vicina al Centro Anziani. La Rocca potrebbe diventare sede di una scuola di formazione per l’artigianato artistico (propedeutica alla nascita di botteghe artigianali nel centro storico). Il palazzetto Paradisi invece lo immagino come sede prestigiosa della biblioteca comunale con sale di lettura, sale multimediali, sale per mostre ed esposizioni. Il Comune, troverebbe migliore collocazione nel bel palazzo, oggi sede della scuola elementare, più capiente del palazzetto Paradisi, attuale sua sede.
Nell'ex campo sportivo, sopra un parcheggio multipiano, un centro commerciale gravitante intorno ad una galleria avrebbe anche la funzione di spazio sociale al coperto.

Il centro urbano Flaminia, si formerebbe deviando la Flaminia e liberando la zona urbana, che va dal “pino” al bivio per via Roma, dal traffico di scorrimento che oggi la rende inagibile e pericolosa per i pedoni. La creazione di marciapiedi, lo spostamento della stazione di servizio e la demolizione della palazzina oggi occupata dai “Volontari del Soccorso”(a cui potrebbe essere trovata, agevolmente, un'altra sede ndr.), creerebbe una zona commerciale ed uno spazio sociale godibili dai cittadini abitanti in zona e nei centri residenziali vicini. Sarebbe percorsa solo dal traffico locale in quanto anche il traffico verso la Tiberina e che oggi si incanale su via Roma, potrebbe essere dirottato su una strada, parzialmente esistente, che partendo dalle prossimità del Centro Commerciale Castelnuovo, congiungerebbe la Flaminia con la strada Montefiore, confluendovi all’altezza del Monte La Pera.

Il centro urbano Pontestorto dovrebbe essere un'altra parte qualificante della nuova Variante per Castelnuovo. Infatti a fronte del prevedibile ed auspicabile sviluppo economico e sociale del territorio, che verrà innescato dalla prossima apertura del casello autostradale, si dovrà pianificare uno sviluppo urbanistico integrato di questa frazione che dovrebbe gravitare intorno all'area dell'attuale campo sportivo, destinata a diventare una grande piazza con giardino, un grande spazio sociale che raccorderà l'abitato di Bellavista e delle Terrazze con la nuova zona di espansione urbanistica, che si dovrebbe sviluppare verso Colle del Fagiano e Colle Verde.
La costruzione, fra l'altro, di un cimitero e di una scuola (materna, elementare e media) daranno, quindi, a Pontestorto una propria fisionomia che da amorfa e degradata frazione periferica di Castelnuovo lo porterà ad essere un fiorente e moderno centro urbano.
Questo, dando una risposta alla crescente richiesta di residenze abitative private e di edilizia pubblica perseguendo, però, la logica di concentrare gli insediamenti, salvaguardando l’integrità dell’ambiente circostante e limitando il consumo di territorio agricolo.
A Pontestorto, inoltre, nella zona “ex cave di tufo”, oltre ad una area industriale dovrebbe nascere un polo sportivo, costituito dal nuovo campo sportivo di Castelnuovo, una piscina coperta, una palestra e strutture per altre attività sportive.

Mauro Cardella
Castelnuovo di Porto, 15 Ottobre 2008

Colpo gobbo del sindaco Lucchese al gigante buono.

I Comuni a nord di Roma lungo la consolare Flaminia, da Sacrofano a Rignano Flaminio, passando per Riano, Castelnuovo di Porto e Morlupo, negli ultimi vent'anni sono stati investiti da una forte ondata migratoria, che ha portato molti romani a venire a vivere sulle dolci e verdi colline della zona, sospinti oltre che dall'amore per la campagna anche dai minori costi delle case rispetto a Roma.
Paesi che nel dopoguerra ospitavano 1500-2000 abitanti, oggi contano oltre 8000 residenti ed il trend di crescita non accenna a fermarsi.
Sono immaginabili le problematiche sociali e urbanistiche che un fenomeno di questa portata ha generato e che non sempre (anzi, quasi mai !) le amministrazioni locali hanno saputo gestire correttamente con strumenti (leggi Piani Regolatori) adeguati. I forti interessi economici dei proprietari di terreni e dei costruttori si scontravano, quasi sempre prevalendo, con le esigenze di una progettazione urbanistica che rispondesse, solo, ad una visione condivisa di sviluppo strategico ed armonico del territorio, oltreché sostenibile.
Per questa ragione le lotte politiche locali hanno trovato e trovano il terreno di più acceso scontro su queste tematiche.
L'attuale maggioranza politica a Castelnuovo di Porto, capeggiata dal sindaco Massimo Lucchese, è accusata dall'Opposizione di aver usato, in periodo elettorale, la Variante al piano regolatore generale come esca per fare pesca grossa fra gli elettori. Se è vero, dobbiamo dire che la cosa le riuscì perfettamente, visto che vinse con oltre il 60% di voti !
Oltre a Lucchese, che in quanto a capacità istrionica di convinzione non è secondo a nessuno, chi si distinse nel promuovere fra i compaesani i vantaggi della Variante fu il gigante buono, che pazientemente, con l'immancabile mezzo toscano fra le labbra, ascoltava fino alla nausea i problemi e le aspettative dei compaesani. Infatti ad elezioni vinte, fu premiato dal sindaco, per il suo attivismo e per i voti raccolti, con la delega per l'assessorato all'urbanistica. Quando si dice l'uomo giusto al posto giusto!
Certo quella Variante prestava il fianco a molte critiche, a partire dalla evidente assenza di una visione di sviluppo strategico del paese. Infatti, ci si limitava ad estendere a macchia d'olio le esistenti zone abitate, accentuando l'errore urbanistico originario che, negli anni, ha fatto di Castelnuovo un arcipelago di centri residenziali, lontani fra di loro e dal centro storico, senza tentare una minima azione di “ricucitura”.
Una Variante che prevedeva di costruire l'asilo e la scuola elementare lontana da ogni centro abitato, in mezzo alla campagna, lo stadio vicino al centro storico, la zona industriale nell'area di esondazione del Tevere senza dare, peraltro, risposte alle gravi problematiche urbanistiche della frazione di Ponte Storto, posta sulla Tiberina, 10 chilometri dal centro storico di Castelnuovo, e con grandi prospettive di sviluppo, vista la vicinanza con il costruendo casello autostradale.
Il problema è che tutti quelli che sono stati gratificati dalla Variante e che hanno visto i loro terreni agricoli diventare edificabili, con tutti i conseguenti vantaggi economici, rischiano di rimanere, per così dire, a bocca asciutta perché a tutt'oggi, a ridosso della fine del mandato ( la prossima Primavera ci saranno le nuove elezioni amministrative!), la Variante non ha ancora terminato il suo iter burocratico e, quindi, non è pronta per essere inviata alla Regione per la necessaria approvazione finale. Se entro il prossimo dicembre non sarà stata inviata, secondo la legge, scadrà irrevocabilmente, essendo trascorsi cinque anni dalla sua adozione.
Il Consiglio Comunale ha dovuto discutere e votare su centinaia di “osservazioni alla Variante” proposte da organizzazioni ambientaliste, partiti e cittadini. Ci sono ancora un paio di “osservazioni” da sottoporre al Consiglio comunale e solo dopo che questo si sarà pronunciato sulle stesse , la Variante insieme a tutte le “osservazioni” discusse potrà essere inoltrata alla Regione.
Il gigante buono è sulle spine e lo possiamo capire. Come abbiamo visto si è speso con grande generosità e ora deve dare conto delle aspettative che molti paesani avevano riposto in lui e nella Variante. Ma, incredibilmente, ha trovato un ostacolo sulla sua strada: il sindaco.
E già! Sembra che Lucchese abbia avuto un ripensamento e non crede più che la Variante adottata sia la soluzione giusta per le problematiche di crescita di Castelnuovo di Porto, anzi oggi la considera completamente inadeguata per lo sviluppo locale.
E alla richiesta di convocazione del Consiglio comunale, fatta dal gigante buono e da altri assessori per decidere, in fretta, sulle ultime “osservazioni”, ha risposto secco che pur di non fare proseguire l'iter di questa Variante è pronto alle dimissioni e, quindi, a mandare a casa tutto il Consiglio comunale!
L'Opposizione si domanda quali siano le vere motivazioni che stanno dietro una così improvvisa conversione del sindaco ma esterna la propria soddisfazione nel vedere affossata la Variante che ha sempre combattuta.
Il sindaco è alla fine del suo secondo e ultimo mandato e, probabilmente, questo che si accinge a compiere è l'unico atto, del suo lungo governo del paese, per cui sarà ricordato in futuro con particolare gratitudine dai castelnovesi. Probabilmente troverà conforto per la sua coraggiosa decisione nei propri studi di filosofia e, particolarmente, in quelli sull'etica della responsabilità del suo amato Weber.
Ma il povero gigante buono a che filosofo potrà ispirarsi per difendersi dall'ira dei compaesani delusi? A Seneca?
Mauro Cardella
Quel treno per.......Roma.

La ferrovia corre lungo la strada, sulla sinistra, rasentandola per alcuni tratti. Poi scompare alla vista, nascosta da un rilievo collinare, che rispettosamente aggira, allontanandosi nella campagna.
Ora, eccola di nuovo, scorrere accanto alla strada ma, questa volta, la troviamo alla nostra destra.
Molti di voi avranno sicuramente riconosciuto la strada Flaminia e la ferrovia locale Roma-Viterbo, che l'affianca per buona parte del percorso.
Sacrofano, Riano, Castelnuovo di Porto, Morlupo, Magliano, Rignano Flaminio, sono alcune delle stazioni i cui nomi rievocano i paesi collegati. Tutti paesi che negli ultimi vent'anni hanno visto un eccezionale incremento della popolazione. Una grande migrazione i cui protagonisti sono stati, in massima parte, gli abitanti di Roma che lasciavano la invivibile periferia o l'affollato centro romano per un ambiente più verde e più a misura d'uomo.
Certo, il lavoro continuava ad essere a Roma e si era coscienti di dover affrontare un viaggio per raggiungere l'ufficio ma, si diceva, la Flaminia è una strada scorrevole e, poi....c'è anche la ferrovia che ti porta dritto al centro di Roma e... “fra qualche anno diventerà una metropolitana di superficie”.
Anno dopo anno, la situazione è venuta cambiando sempre più e sempre in peggio. Oggi, nelle ore di punta, migliaia di auto percorrono la Flaminia. Il viaggio in auto, per raggiungere l'ufficio, è diventato insopportabilmente lungo. Qualcuno ha provato ad andare in treno, ma neanche a parlarne! Poche corse e vagoni scomodi e affollatissimi !
Sì perché nonostante siano almeno vent'anni che se ne continui a parlare, la nostra ferrovia non è diventata metropolitana se non limitatamente al tratto urbano da piazzale Flaminio a Prima Porta
Eppure per chi abita a nord di Roma nell'area che gravita intorno alla Flaminia, oggi, la ferrovia dovrebbe essere la scelta obbligata per raggiungere il posto di lavoro, l'università o il liceo a Roma.
Sia per motivi economici, sia per motivi ambientali.
I motivi economici li viviamo tutti e si aggravano giorno dopo giorno. Il gasolio e la benzina hanno raggiunto il prezzo che sappiamo e andare, oggi, in ufficio con l'auto è diventata una spesa insostenibile per la maggior parte di noi.
I motivi ambientali ce li ricordano i “media” un giorno sì e l'altro pure. Sentiamo parlare di “emissioni di ciodue” ad ogni piè sospinto. I nostri giornali sono pieni di articoli sul trattato di Kyoto e sugli impegni, anche del nostro governo, ad abbattere queste “emissioni”, con notevoli costi da affrontare da parte delle industrie manifatturiere e della comunità tutta.
Personalmente non sono convinto che i cambiamenti climatici dipendano dalle emissioni di anidride carbonica nell'atmosfera, ma visto che la grande maggioranza degli “opinion makers” ne sembrano convinti, mi aspetto meno terrorismo mediatico e più decisioni coerenti.
E, allora? Abbiamo la fortuna di trovarci una ferrovia bell'e fatta; si potrebbe far lasciare l'auto a casa a qualche migliaio di persone; si potrebbe eliminare l'emissione nell'atmosfera dei gas di scarico di migliaia di auto (con relativa anidride carbonica insieme ad altri composti non propriamente salubri!); si potrebbe risolvere il problema delle code in auto sulla Flaminia; si potrebbe alleviare il traffico di Roma, nelle ore di punta, eliminando qualche migliaio di auto alla ricerca frenetica di posteggio (il sindaco Alemanno prenda nota!).
Si potrebbe tutto questo ed i nostri amati amministratori, dopo oltre vent'anni sono, ancora, alle chiacchiere?
Per anni si è parlato di una ferrovia, che era stata costruita male: piena di curve e, ancor peggio, con un solo binario.
Si richiedeva, si diceva, un grosso investimento finanziario per raddoppiare il binario e modificare il tracciato per renderlo adatto ad essere percorso dai treni veloci di una metropolitana.
Oggi la nuova tecnologia, detta a “pendolino”, con cui sono costruiti i treni, può ovviare tranquillamente ai problemi di percorso e la gestione computerizzata del traffico rende possibile limitare la necessità del doppio binario solo alle stazioni, dove i treni a direzioni opposte si danno il cambio.
E, allora? Il doppio binario nelle stazioni c'è già. I treni, a “pendolino”, basta acquistarli nel numero necessario. Cosa manca? Sembra che l'attuale rete elettrica non è in grado di supportare il maggiore traffico di treni richiesto e, pertanto, dovrà essere potenziata.
Benedetti politici, per questo, quanti anni ancora dovremo aspettare?
Mauro Cardella

Nota a margine. Insieme al potenziamento della rete elettrica, sarà buono e giusto dotare ogni stazione di un parcheggio di scambio e assicurare l'accesso, in sicurezza, alla stazione, da entrambi i lati della ferrovia, con passerelle pedonali aeree o con sottopassi. Infrastrutture che, oggi, non sempre sono presenti e questo è motivo di ulteriori disagi per gli utenti.
Mauro Cardella.
Castelnuovo di Porto, 5 Dicembre 2007

Ancora sul Polo scolastico !

Nel Consiglio comunale del 30 Novembre scorso, fra l'altro, si è parlato di assestamento di bilancio.
L'opposizione ha polemizzato per il fatto che fossero state cancellate dal bilancio delle poste, relative ad opere (quali il Polo Scolastico, il Teatro d'Area, il nuovo Campo di Calcio, ecc.) che, questa Amministrazione da anni inserisce nei bilanci previsionali, senza peraltro mai attuarle.
L'assessore Bali intervenendo, in particolare, sul Polo Scolastico, e sulla somma di 15 milioni di euro prevista per la sua costruzione, ha difeso tale progetto ritenendolo perfettamente in linea con le esigenze di una moderna scuola, visto che gli attuali edifici non permettono ulteriori espansioni per adeguare le strutture all'aumentata popolazione scolastica e alle aumentate esigenze della moderna didattica.
L'impostazione dell'assessore Bali è tipica della impostazione dialettica di alcuni politici, che mettono in bocca agli avversari un'affermazione, che non è mai stata fatta nè pensata e su questa affermazione imbastiscono una bella polemica.
Deve essere chiaro che nessuno nega l'esigenza per Castelnuovo di una nuova scuola, molti contestano, invece, la soluzione imposta da questa Amministrazione ai cittadini.
La decisione di dove collocare un'opera pubblica di così grande rilevanza sociale com'é una scuola elementare e media, non può essere presa da un limitato gruppo di persone in base a discutibili e peraltro ignoti criteri, senza coinvolgere i cittadini.
L'assessore Bali, anche in quest'occasione, ha asserito di avere avuto l'assenso della Dirigenza scolastica. A suo tempo il Dirigente scolastico mi chiarì che c'era stato un suo coinvolgimento solo riguardo la definizione delle esigenze didattiche, certamente non avrebbe avuto titolo per dare pareri sulla scelta della collocazione degli edifici scolastici.
Bali continua nella tecnica dei fumogeni per evitare di discutere sul solo problema che molti cittadini vogliono che si discuta: è giusto o non è giusto accentrare tutte le scuole elementari e la media in una sola collocazione posta sulla via Montefiore? Distante da ogni centro abitato.
L'alternativa sostenuta da molti è di avere almeno due poli scolastici, uno collocato in località Vigna Grande, l'altro in area da definire, baricentrica fra Pontestorto, Colle del Fagiano, Colle Verde.
Un impegno economico così rilevante(15 milioni di euro!) non ammette sbagli. Una decisione sbagliata non sarà più rimediabile. Siamo ancora in tempo a discuterne! Mettiamo da parte i puntigli di parte e organizziamo una conferenza allargata ad esperti e cittadini! Alla fine qualunque sia la decisione a cui si perverrà, sarà comunque una decisione presa a ragion veduta.
Mauro Cardella
Castelnuovo di Porto, 15 Gennaio 2007

Ma quanto è bello vivere a Castelnuovo!

E' di qualche settimana fà l'annuale classificazione fatta dal “Sole 24 ore”, per indicare le città dove si vive meglio. Quest'anno è risultata vincente la città di Siena, seguita a ruota da Trieste, peraltro vincitrice dello scorso anno. Terzo e quarto posto vanno a Bolzano e Trento. Le città del sud continuano ad avere la maglia nera di questa classifica.
E Castelnuovo? Che qualità di vita ci offre? Ve lo siete mai chiesto? Vi siete mai chiesto se negli ultimi anni, quì a Castelnuovo, sia migliorata o peggiorata la Vostra qualità di vita? State attenti perchè spesso ci si abitua alle cose peggiori e non ci facciamo più caso. Tutto, può diventare normale!
Poi ci basta muoversi un po', visitare altre realtà non lontane per capire che, a Castelnuovo, la qualità della vita è veramente bassa, molto bassa.
Ma, alle volte non serve muoversi. L'altro giorno decido con mia moglie di andare al mercato, quello del Martedì, che si fà nello spiazzo a ridosso del Cimitero. Arrivo dalla Flaminia, entro nell'area mercato e provo a parcheggiare l'auto, ma vedo subito che non è aria. Non c'è posto neanche per un motorino! Faccio scendere mia moglie e tornato su via Roma, vado a cercare un parcheggio più avanti, molto più avanti, fino alla piazzola davanti la cartoleria Monachesi.
Torno a piedi al mercato per aiutare mia moglie a portare le buste della spesa. Anche questa non è una passeggiata rinfrancante: non c'è marciapiede e, quindi, devo zig-zagare fra le auto in sosta, facendo attenzione a quelle che mi sfrecciano incessantemente a pochi centimetri.
Arrivo proprio in contemporanea con una “task force” dei vigili (un caposquadra e due giovani vigilesse rampanti, “tolleranza zero”), che subito si dispongono a fare una raffica di multe.
Riuscite ad immaginare lo spirito di chi è venuto al mercato per risparmiare un po' e poi si ritrova a dover pagare una multa salata? E, in questo caso, dobbiamo dirlo, per una colpa discutibile, perchè ne ha molta di più chi ha posizionato il mercato in un'area inadeguata, sia per gli scarsi spazi offerti ai venditori, sia per l'impossibilità di parcheggiare le auto degli avventori. Come dovrebbero arrivare lì? Volando?
Molte volte ho rinunciato a fare la spesa in questo mercato per questa difficoltà e con me molti altri.
Peccato! perchè in un paese come questo una delle cose piacevoli dovrebbe essere l'andare al mercato, con calma, girare fra le bancarelle, scambiare due chiacchiere, prendendosi tutto il tempo necessario.
Gli amministratori di Castelnuovo continuano a non capire, che la dislocazione urbanistica di questo paese obliga all'uso dell'auto, pertanto dove ci sono servizi pubblici o privati vanno altresì previste aree di parcheggio, in misura adeguata, nelle immediate vicinanze o a ragionevole distanza.

Finalmente, il Comune ha lasciato l'accampamento di containers in cui erano sistemati gli uffici già da qualche anno, e buona parte di essi si sono trasferiti nel restaurato palazzetto Paradisi.
Buona parte, non tutti, perchè come si è sempre saputo palazzetto Paradisi non ha capienza per accogliere tutti gli uffici comunali.
Questo è un ulteriore disagio per il povero cittadino di Castelnuovo.
Immaginate infatti il malcapitato, che ha bisogno di rivolgersi a qualche ufficio comunale e proviene da un centro residenziale periferico, Montelungo piuttosto che Valle Joro piuttosto che Colle del Fagiano. Arriva con l'auto, fà alcuni giri per tentare di parcheggiare il più vicino possibile a palazzetto Paradisi, poi disperato finisce col dover parcheggiare giù, all'ex campo sportivo (se è fortunato, perchè se è giorno d'udienza al tribunale, avrà difficoltà anche lì).
Parcheggiata l'auto, si dirige a piedi verso piazza V. Veneto, arrampicandosi a fatica su una salita che, a occhio e croce, è del 50%, con un selciato di calcestruzzo, sconnesso e con ciottoli scivolosi in rilievo. Vogliamo solo il meglio per una popolazione con maggioranza di persone anziane!
Diciamo che il nostro personaggio riesce, finalmente, ad arrivare al palazzetto Paradisi. Se è fortunato ha trovato il suo ufficio, ma se per caso aveva bisogno, per esempio dei “servizi scolastici”, si vedrà indirizzato all'”ex lavatoio”, dove questi uffici hanno trovato collocazione. E fin quì neanche tanto male, essendo questi non molto distanti e tranquillamente raggiungibili a piedi. Il problema sorge se il meschino cercava l'”anagrafe”, per richiedere, che so io, uno stato di famiglia o per rinnovare la carta d'identità. Si sentirà dire che deve andare fin sulla via Flaminia, là dove prima erano sistemati gli uffici del “Giudice di Pace”, accanto al ristorante “il Burino”.
Forse, a Roma, sarebbe stato possibile in questo caso, prendere un autobus o il tram o, al limite, un taxi, quì a Castelnuovo non hai scelta: devi andarti a riprendere l'auto!
Ve lo immaginate il poveretto, imprecante, che dovrà ritornare al parcheggio e rifare a ritroso la strada? Quel ciottolato che già era pericoloso in salita, ora, in discesa, lo è molto di più e il rischio di scivolare e rompersi qualche gamba diventa ancora maggiore!
Ma questo è ancora niente! Il bello per il nostro malcapitato cittadino sarà quando arrivato in auto sulla Flaminia, si troverà a vivere la sua “mission impossible”, cioè trovare, di nuovo, un posto per parcheggiare l'auto. Chiunque conosca la zona capirà subito cosa voglio dire e si è già messo a ridere. Ma, sembra, che il Sindaco e la sua Amministrazione ci vogliono far piangere!
Però, che bello vivere a Castelnuovo!
Mauro Cardella
Castelnuovo di Porto, 5 Marzo 2006

Uno sviluppo sostenibile per Castelnuovo di Porto.


Oggi qualsiasi azienda che vuole avere successo sul mercato, prima di una buona organizzazione, prima di prodotti concorrenziali, prima di un'efficiente rete commerciale, prima di ogni altra cosa, deve avere una "vision", come dicono gli americani, che di marketing se ne intendono, cioè una visione strategica dell'azienda,
per definire la sua collocazione nel mercato ed i suoi obiettivi.
Una volta definiti gli obiettivi, si potrà mettere a punto, l'organizzazione più adatta, i prodotti più confacenti al target, la rete commerciale più idonea.

Anche una comunità locale, sia questa una Regione, una Provincia o un Comune, deve porsi degli obiettivi strategici, cioè di ampio respiro temporale.
Dopo un'analisi delle risorse ambientali, economiche, sociali, deve interrogarsi su quale vorrebbe che fosse il proprio futuro alla luce delle regole dello sviluppo sostenibile.

Dieci anni fa, nel 1992, alla Conferenza Mondiale di Rio sui problemi dell'ambiente e dello sviluppo, è stato definito cosa deve intendersi per sviluppo sostenibile, e le conseguenti azioni da attuarsi nel corso del 21° secolo, da qui il nome dato al documento programmatico: Agenda 21.
In questo documento, fra l'altro, si legge: "Le autorità locali dovrebbero intraprendere un processo di consultazione con le popolazioni per raggiungere il consenso su un'Agenda 21 locale"

Oggi in Italia, oltre 300 Comuni hanno già adottato una propria Agenda 21, e hanno pianificato o stanno pianificando le proprie attività alla luce delle linee guida decise da un forum in cui sono rappresentate, associazioni ambientaliste, culturali, politiche, sindacali, commerciali, industriali etc., cioè le rappresentanze di tutta la società civile.

Le associazioni ambientaliste di Castelnuovo di Porto, Fare Verde e Legambiente hanno sollevato il problema ambientale rappresentato dalla localizzazione del Tribunale a ridosso del Centro Storico e dalla possibile cementificazione della val Cesara, prezioso polmone verde vicino all'abitato.

Sono due problemi gravissimi, ma è ancora più grave che la stragrande maggioranza dei cittadini di Castelnuovo, non sa della prossima localizzazione del Tribunale al posto della Pretura e ignora quale impatto ne deriverà per il centro cittadino, così come ignora l'esistenza della valle Cesara ed i pericoli a cui sembra destinata.
E' in questa disinformazione generale che pochi, con le mani in pasta, possono portare avanti le loro imprese, facendo "spallucce" quando qualcuno dice loro che "non ci sta".
A parte il merito del problema, che non ci trova assolutamente d'accordo, il vero scandalo è nel metodo utilizzato per prendere decisioni, che avranno gravissimi impatti sulla qualità della vita di tutti noi.

Adottando "Agenda 21", a prescindere da chi in futuro sarà al governo del paese, i cittadini avranno la garanzia di essere coinvolti nel processo decisionale e di avere diritto, finalmente, ad un futuro non a caso.
Mauro Cardella
Castelnuovo di Porto, 15 Febbraio 2005


Mega polo scolastico: un attacco alla qualità di vita dei bambini e all’ambiente.
Una proposta alternativa: due nuovi centri scolastici in località Vigna Grande e a Ponte Storto, in linea con i canoni dello sviluppo sostenibile.
***
L’edilizia scolastica di Castelnuovo di Porto, oggi, è costituita da edifici situati sia nel centro urbano sia nella frazione di Pontestorto.
Nel Centro urbano abbiamo l’edificio di tre piani risalente ai primi anni venti situato, in via Roma 5, che accoglie la scuola materna statale, comunale e la scuola elementare; l’edificio di due piani situato in via A. De Gasperi, che accoglie la scuola media.
Nella frazione di Pontestorto abbiamo un edificio basso su un piano in località “Le Terrazze”, che accoglie la scuola materna statale; un edificio basso su un piano in località “S. Lucia”, che accoglie la scuola elementare.
La popolazione scolastica totale è di 860 alunni (a.s. 2003/2004), di cui circa il 30% residente a Pontestorto e zone viciniori. Di questi circa 250 sono delle scuole materne (statale e comunale), circa 350 sono delle elementari, il resto (260 circa) sono delle medie.
Le attuali strutture, già ora, non sono adeguate all’attuale popolazione scolastica. Negli ultimi 4 anni, infatti, si è registrato un aumento degli alunni di circa il 10% l’anno, ed è prevedibile che il trend di crescita duri anche nei prossimi anni.
Gli edifici di via Roma e di via De Gasperi, hanno già esaurito le possibilità di ampliamento, rimanendo insufficienti oltre che per le aule didattiche anche per quanto riguarda, palestre, laboratori e spazi di socializzazione interni ed esterni. Inoltre i noti problemi di traffico e di parcheggio che attanagliano Castelnuovo, suggeriscono di portare le scuole al di fuori del centro urbano.
La proposta deliberata dal Consiglio comunale di edificare un polo scolastico sulla strada provinciale Montefiore a metà strada fra il centro storico e Pontestorto, in cui verrebbero accorpati i cinque plessi scolastici odierni può sembrare, a prima vista, la soluzione ottimale, in termini di ottimizzazione dei servizi e di funzionalità delle strutture didattiche e direzionali.
Un’analisi più approfondita del territorio interessato, della disseminazione degli insediamenti abitativi, localizzati lontano dal centro storico (si pensi a Montelungo, Monte Cardeto, Monte Calcara, Monte Pozzolana, Monte delle Rose ecc.), rende subito evidente la necessità per un gran numero di bambini di lunghe percorrenze sugli scuolabus, che già oggi sono di oltre 30 minuti e diventerebbero di gran lunga superiori (oggi un bambino delle medie che esce da scuola alle 13:55, arriva a casa, a Montelungo, alle 14:30, lo stesso bambino, al mattino, aveva preso lo scuolabus alle 7:30 per arrivare a scuola alle 8:00).
Non è difficile immaginare quanto tempo in più occorrerà per percorrere ulteriori cinque chilometri su una strada pericolosa, perché stretta e piena di curve, com’è la “Montefiore”, dove il traffico è destinato, nel prossimo futuro, ad aumentare, specialmente nelle ore di prima mattina, sia per il prevedibile flusso verso o dall’autostrada a seguito dell’apertura del nuovo casello, sia per il flusso di auto verso il tribunale, che quest’ Amministrazione ha insensatamente e senza nessuna preventiva valutazione d’impatto ambientale, insediato nel centro urbano. Infatti è risaputo che il bacino di utenza più importante per questo tribunale è rappresentato da Monterotondo, e quindi doveva trovare la sua naturale collocazione nei pressi della “Tiberina”.
Le scuole materne, elementari e medie sono, nella tradizione e normativa urbanistica, collocate il più vicino possibile agli insediamenti abitativi a cui si rivolgono, per evitare lunghe percorrenze e consentire, dove possibile, il raggiungimento della scuola a piedi da parte dei bambini.
Oggi solo 355 alunni su 860 usufruisce del trasporto scolastico, gli altri parte raggiungono la scuola con auto private, altri ancora hanno la fortuna di abitare vicino e raggiungono la scuola a piedi. Che succederà con la scuola in aperta campagna lontana da tutti i centri residenziali? Quanti scuolabus saranno necessari? Quanti genitori decideranno di continuare ad accompagnare in auto loro figlio? Con quali conseguenze sul traffico della Montefiore?
Tutto questo, inoltre, mal si concilia con i canoni dello sviluppo sostenibile, che indicano la necessità di progettare e localizzare le infrastrutture in modo da ridurre il bisogno di mobilità per i cittadini.
Ricordiamo che sulla Flaminia in meno di 10 chilometri ci sono tre paesi (Riano, Castelnuovo e Morlupo) ognuno con le sue scuole materne, elementari e medie; è difficile capire perché due insediamenti(Castelnuovo Centro urbano e Pontestorto) distanti 10 chilometri, se consideriamo il centro urbano, ma qualche chilometro in più se consideriamo gli insediamenti di Montelungo, Monte Cardeto, Monte Calcara e Monte delle Rose, debbano avere un solo polo scolastico in comune, che seppure può essere vantaggioso per quanto riguarda certe economie di scala nella gestione amministrativa e didattica, risulterà senz’altro più scomodo per i bambini e più oneroso per le famiglie, se si dovrà far conto su un numero maggiore di scuolabus e relativi autisti, per diminuire il disagio di affrontare inaccettabili lunghi percorsi.
Un altro motivo, tutt’altro che secondario, che ci porta a contestare la collocazione di un mega polo scolastico in piena campagna sulla strada “Montefiore”, deriva dall’evidente pericolo che vi vediamo di dare il via all’urbanizzazione e conseguente cementificazione di questa strada ricca di affascinanti panorami agresti, che è dovere di ogni cittadino di Castelnuovo conservare anche al godimento dei propri figli.
Che questo pericolo non sia teorico è dimostrato dal fatto che il Comune per acquisire l’area necessaria di 22 ettari, non ha esitato a concedere al proprietario del terreno la concessione di una lottizzazione per altri 8 ettari contigui. Non è difficile immaginare che se consentiamo questa lottizzazione ne seguiranno altre…….d’altra parte, sappiamo, la richiesta di abitazioni è fortissima, quindi fortissimi sono gli interessi e le “pressioni” in atto per favorirli.
Dobbiamo fare di tutto per bloccare il tentativo di urbanizzare e cementificare la strada Montefiore con la falsa argomentazione, di sociologi “per caso”, che si debba “integrare” Pontestorto !
Una proposta alternativa prevede il mantenimento di due poli scolastici:
uno posizionato in località Vigna Grande, asservito al Centro storico, agli insediamenti viciniori e quelli lungo la via Flaminia; l’altro localizzato baricentricamente fra Pontestorto, Colle del Fagiano e Colle Verde.
Entrambi i centri scolastici saranno vicini a centri residenziali, dai quali, predisponendo appositi percorsi pedonali e ciclabili, sarà possibile il raggiungimento della propria scuola da parte di una gran numero di bambini a piedi o in bicicletta.
Questo è in linea con i canoni dello sviluppo sostenibile già richiamati.
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Questa soluzione va vista anche nel contesto di una nuova visione urbanistica, che pure proponiamo per Castelnuovo e che si può sintetizzare nel motto “un solo Comune, due Centri”, che vede Ponte Storto, non più come amorfa frazione periferica di Castelnuovo, ma come secondo centro urbano che integrato con Colle Verde e Colle del Fagiano avrà un suo autonomo sviluppo economico e sociale che, innescato dall’apertura del casello autostradale, sarà accompagnato da un’adeguata progettazione urbanistica e architettonica degli gli spazi sociali (piazze, giardini ecc.) e dei servizi necessari (scuole, cimitero ecc.), per quella qualità di vita, a cui i concittadini di Pontestorto, Colle Verde e Colle del Fagiano hanno diritto.
Infatti il casello autostradale è prevedibile ed auspicabile che farà esplodere l’economia di Ponte Storto, con il conseguente insediamento di attività commerciali e d’artigianato e quindi con un incremento della popolazione locale, che prevedibilmente nel giro di meno di 10 anni arriverà a rappresentare oltre il 50% della popolazione totale del territorio di Castelnuovo, con oltre 5000 abitanti.
Si prefigura quindi una Castelnuovo “alta”, che gravita sulla “Flaminia”, a ridosso del Parco di Veio dove si dovrebbe dare impulso ad attività agropastorali, turistiche, di artigianato artistico e culturali; ed una Castelnuovo “bassa” (Ponte Storto, Colle Verde, Colle del Fagiano), che gravita sulla “Tiberina”, dove si svilupperanno, prevalentemente, attività commerciali e di grande artigianato.

Mauro Cardella
Castelnuovo di Porto, 25 giugno 2002

Trovare gli strumenti per un maggiore coinvolgimento dei cittadini nelle priorità locali

Il 25 maggio scorso nella sala polivalente si è svolta la tavola rotonda "Una politica ambientale per Castelnuovo di Porto - dalla denuncia delle emergenze ambientali alla pianificazione di uno sviluppo sostenibile condiviso".
Il titolo e sottotitolo della manifestazione erano, a mio giudizio, sufficientemente esplicativi delle motivazioni, che hanno portato due associazioni ambientaliste di Castelnuovo di Porto ad organizzarla: la diffusa sensazione che l'Amministrazione Comunale navighi "a vista", senza alcuna pianificazione riguardo lo sviluppo urbanistico e ambientale, la mancanza di un sia pur minimo coinvolgimento dei cittadini nelle tematiche relative all'ambiente e allo sviluppo, la sgradevole sensazione che le decisioni sono prese nelle segrete stanze dai soliti noti con il sospetto di chissà quali "do ut des" e con il cittadino tenuto volontariamente all'oscuro e in gran confusione con una sapiente opera di disinformazione.
In due articoli, il primo su "Il Nuovo" e il secondo su "Il Corriere del Tevere", il buon Primo Sommaro ha fatto una diagnosi puntuale di quella che è la patologia della classe politica di Castelnuovo di Porto: i partiti continuano a polemizzare sui massimi sistemi (anzi sui minimi, perché il più delle volte sono beghe personali!) e le opposizioni quando ci sono, (a Castelnuovo, per i noti avvenimenti elettorali, non c'è un'opposizione degna di questo nome!) si ricordano delle tematiche locali solo per denunciare decisioni già prese dall'Amministrazione governante pro tempore; non c'è un momento di discussione e pianificazione a lungo termine delle tematiche importanti che investono, lo sviluppo locale, la viabilità, il piano regolatore, l'ambiente; i partiti sembrano troppo impegnati in beghe interne o di schieramento per poter trovare il tempo da dedicare a quella che, istituzionalmente, è la loro funzione, cioè creare ed organizzare la pubblica opinione.
Primo Sommaro, riconosce la novità introdotta nello scenario politico castelnovese dalla tavola rotonda, che ha risposto all'esigenza dei cittadini di affrontare le tematiche locali con una certa dose di pragmatismo, che prescinda da ogni chiesa ideologica e da inconcludenti tatticismi di partito.
E questo, aggiungo io, è l'unico modo per fare riavvicinare i cittadini alla Politica (quella vera, con la P maiuscola, quella che come dice l'etimologia della parola è l'arte di governare la Polis, la città).
Bisogna, quindi, trovare gli strumenti che permettano un maggiore coinvolgimento dei cittadini nella definizione delle priorità locali e della pianificazione di soluzioni largamente condivise. Ma questi strumenti non bisogna inventarli, ci sono già, anzi ci sono dal 1992, quando a Rio de Janeiro nella Conferenza mondiale su ambiente e sviluppo, 179 paesi, fra cui l'Italia, firmando il documento programmatico Agenda 21, si impegnarono ad attuare nel corso del 21° secolo i presupposti teorici dello Sviluppo Sostenibile. Nel documento programmatico di Rio si riconosce il ruolo fondamentale delle autorità locali di tutto il mondo, che vengono esplicitamente esortate ad adottare una propria Agenda 21 locale.
Nel 1994 ad Aalborg, l'Europa rispondeva all'appello di Rio creando una struttura di indirizzo e supporto alle autorità locali che intraprendevano il percorso Agenda 21 locale.
Obiettivo primario della tavola rotonda del 25 maggio era, per l'appunto, quello di richiedere e ottenere dall'Amministrazione Comunale l'adesione alla Carta di Aalborg impegnandola, così, ad attuare un'Agenda 21 locale, attraverso la costituzione di un Forum in cui fossero rappresentate, associazioni culturali, associazioni ambientaliste, gruppi d'interesse, partiti politici, con lo scopo di definire le priorità locali e pianificare soluzioni a lungo termine, alla luce delle regole dello sviluppo sostenibile e, aggiungo io, alla luce del sole.
L'intervento di uno dei relatori, Paolo Colli, dell'Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente, verteva specificamente su questo tema, e ci informava che già molti Comuni in Italia ed Europa sono impegnati in questo metodo di programmazione e gestione delle iniziative pubbliche e private a livello locale.
Ma ancora una volta la maggior parte delle forze politiche locali ha brillato per un frastornante silenzio o per sterili e bigotte polemiche di schieramento, evitando accuratamente di confrontarsi sui problemi messi sul tappeto che, evidentemente, non si vuole o non si ha la capacità di affrontare.
E la stampa locale non è stata molto diversa, non avendo colto la novità della Carta di Aalborg e della Agenda 21, così come non ha ritenuto di riportare, almeno l'essenza degli interessanti interventi dei relatori, ed ha del tutto ignorato una significativa denuncia di un anziano cittadino, emblematica della catastrofica situazione della viabilità che vive oggi Castelnuovo. "Chi ha ucciso il piano regolatore ?" chiedeva ripetutamente il cittadino, che evidentemente conosceva la risposta; "chi l'ha ucciso?" chiedo io e con me lo chiedono i cittadini di Castelnuovo aspettando che qualcuno racconti loro le gesta di passate Amministrazioni di vario colore politico che, per motivi clientelari, hanno permesso lo stravolgimento del piano regolatore e la compromissione di un corretto sviluppo urbanistico del territorio.
Tutto questo, non per fare processi al passato, ma per ribadire la necessità di perseguire altre metodologie decisionali, che definiscano le linee guida dello sviluppo urbanistico, sociale, ambientale, commerciale, economico del territorio, che siano largamente condivise dai cittadini, lasciando alle Amministrazioni l'attuazione e la gestione operativa.
Non dobbiamo più permettere che i soliti noti, buoni per ogni stagione, continuino a decidere per tutti noi e sopra le nostre teste.