Castelnuovo di Porto, 19 Marzo 2009
Prove di democrazia partecipata.
La democrazia, come sappiamo tutti, ha avuto la sua culla nella Grecia antica dove, nelle polis, per prendere delle decisioni di interesse pubblico, i cittadini si adunavano nell'agorà e votavano a maggioranza i provvedimenti da prendere. Questo modo di procedere è l'espressione genuina della democrazia, cioè del governo del popolo, quella che viene chiamata democrazia diretta o democrazia partecipata ma, ovviamente, è attuabile solo in piccole comunità come erano le polis greche.
Quando la comunità è più grande e le problematiche da affrontare più complesse, non è più possibile utilizzare la democrazia diretta, se non in certi casi particolari quando si indicono consultazioni referendarie. La democrazia diretta viene, allora, sostituita dalla democrazia rappresentativa, cioè si eleggono un certo numero di rappresentanti del popolo, che prenderanno le decisioni in nome di questo.
Il rischio della democrazia rappresentativa è lo scollamento dalla profonda coscienza popolare, e la nascita di una vera e propria casta che dà risposte di governo non sempre allineate alle vere esigenze del popolo, non più partecipe delle decisioni che lo interessano.
Questo è causa di disaffezione verso la politica (quì nel suo senso etimologico di “governo della città”) e di certe reazioni qualunquiste, pronte sempre a criticare qualsiasi decisione dei governanti, per partito preso.
Per rimediare a questo, si sono cercate forme di coinvolgimento dei cittadini quale è, ad esempio, Agenda21, dove un forum, a cui possono partecipare associazioni e individui, con l'aiuto di esperti fa l'analisi di una serie di indicatori per identificare le priorità e le attività da mettere in cantiere per uno sviluppo sostenibile del territorio.
Chiunque abbia cercato di avviare un processo di Agenda21 sa quanto questo sia di difficile attuazione e quanto sia importante la presenza di un coordinatore con grandi capacità di motivare e orientare il lavoro del forum e dei gruppi settoriali. Il rischio è che il Comune, che attiva un processo di Agenda21, inserisca come coordinatore e “facilitatori” persone “amiche” più che persone valide per quelle funzioni. Questo fa sì che, o non si producano risultati, o che questi risultati siano addomesticati, in linea cioè con l'orientamento già deciso dalla “casta” al governo.
In questo caso ovviamente siamo di fronte ad una pura operazione di immagine, che tende a mostrare un'Amministrazione attenta a confrontarsi con la popolazione, ma in realtà interessata a non infastidire i soliti comitati d'affari in grado di portare i voti che servono a farsi eleggere.
Non so se questa sia la realtà di Castelnuovo di Porto è però di tutta evidenza che il processo di Agenda21 iniziato circa tre anni fa, finora, non ha prodotto alcun risultato, e mi sarei meravigliato del contrario, vista la scarsa pubblicità data ad un evento che dovrebbe basare il suo successo sulla più larga partecipazione popolare possibile. Credo che, ancora oggi, il 95% della popolazione castelnovese, e sono ottimista, non sappia neanche cosa sia Agenda21!
Quindi uno strumento di democrazia partecipata, che in molte realtà italiane ha prodotto ottimi frutti, a Castelnuovo, mi sembra un dato di fatto, è avviato al fallimento.
Come sappiamo la giunta Lucchese, si è divisa sulla variante al PRG. Alla fine questa, giudicata inadeguata per lo sviluppo del paese, alla vigilia del suo inoltro alla Regione, è stata revocata con un voto che ha visto sulle stesse posizioni parte della maggioranza e l'intera Opposizione. Nella stessa delibera che revocava la Variante è stato deciso di costituire una Commissione Speciale per la pianificazione Urbanistica, in cui sono rappresentati tutti i gruppi in cui oggi è diviso il Consiglio comunale, con il compito, da portare a termine entro il 30 Aprile prossimo, di produrre un documento che definisca le linee guida del nuovo Piano Urbanistico Comunale.
Affiancheranno la Commissione tre tecnici urbanisti indicati dalla Regione, dalla Provincia e dall'Università “La Sapienza”.
La Commissione opererà tenendo conto delle modalità e delle direttive indicate nella legge regionale n°38 del 1999.
In particolare, forse per la prima volta nella nostra Regione, si tenta di disegnare un piano regolatore, con sedute pubbliche, interagendo con associazioni e cittadini interessati ad illustrare le esigenze e le priorità, che un futuro piano urbanistico dovrebbe soddisfare.
Questa è un'altra occasione di democrazia partecipata che abbiamo la possibilità di utilizzare a Castelnuovo, dopo l'esperienza deludente di Agenda21.
Certo questo tipo di democrazia è impegnativa, ci chiede di pensare, di ascoltare, di farci delle idee, di esporle, di difenderle: siamo pronti per questo?
In caso contrario torneranno a prevalere gli interessi nascosti, le decisioni prese nel chiuso di conventicole di comitati d'affari, e dovremo subire il ritorno della politica in cerca di voti di scambio e dei maestri del “ a Fra' che te serve?”.
E non dovremo più lamentarci!
Mauro Cardella
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domenica 19 aprile 2009
Castelnuovo di Porto, 5 Marzo 2006
Uno sviluppo sostenibile per Castelnuovo di Porto.
Oggi qualsiasi azienda che vuole avere successo sul mercato, prima di una buona organizzazione, prima di prodotti concorrenziali, prima di un'efficiente rete commerciale, prima di ogni altra cosa, deve avere una "vision", come dicono gli americani, che di marketing se ne intendono, cioè una visione strategica dell'azienda,
per definire la sua collocazione nel mercato ed i suoi obiettivi.
Una volta definiti gli obiettivi, si potrà mettere a punto, l'organizzazione più adatta, i prodotti più confacenti al target, la rete commerciale più idonea.
Anche una comunità locale, sia questa una Regione, una Provincia o un Comune, deve porsi degli obiettivi strategici, cioè di ampio respiro temporale.
Dopo un'analisi delle risorse ambientali, economiche, sociali, deve interrogarsi su quale vorrebbe che fosse il proprio futuro alla luce delle regole dello sviluppo sostenibile.
Dieci anni fa, nel 1992, alla Conferenza Mondiale di Rio sui problemi dell'ambiente e dello sviluppo, è stato definito cosa deve intendersi per sviluppo sostenibile, e le conseguenti azioni da attuarsi nel corso del 21° secolo, da qui il nome dato al documento programmatico: Agenda 21.
In questo documento, fra l'altro, si legge: "Le autorità locali dovrebbero intraprendere un processo di consultazione con le popolazioni per raggiungere il consenso su un'Agenda 21 locale"
Oggi in Italia, oltre 300 Comuni hanno già adottato una propria Agenda 21, e hanno pianificato o stanno pianificando le proprie attività alla luce delle linee guida decise da un forum in cui sono rappresentate, associazioni ambientaliste, culturali, politiche, sindacali, commerciali, industriali etc., cioè le rappresentanze di tutta la società civile.
Le associazioni ambientaliste di Castelnuovo di Porto, Fare Verde e Legambiente hanno sollevato il problema ambientale rappresentato dalla localizzazione del Tribunale a ridosso del Centro Storico e dalla possibile cementificazione della val Cesara, prezioso polmone verde vicino all'abitato.
Sono due problemi gravissimi, ma è ancora più grave che la stragrande maggioranza dei cittadini di Castelnuovo, non sa della prossima localizzazione del Tribunale al posto della Pretura e ignora quale impatto ne deriverà per il centro cittadino, così come ignora l'esistenza della valle Cesara ed i pericoli a cui sembra destinata.
E' in questa disinformazione generale che pochi, con le mani in pasta, possono portare avanti le loro imprese, facendo "spallucce" quando qualcuno dice loro che "non ci sta".
A parte il merito del problema, che non ci trova assolutamente d'accordo, il vero scandalo è nel metodo utilizzato per prendere decisioni, che avranno gravissimi impatti sulla qualità della vita di tutti noi.
Adottando "Agenda 21", a prescindere da chi in futuro sarà al governo del paese, i cittadini avranno la garanzia di essere coinvolti nel processo decisionale e di avere diritto, finalmente, ad un futuro non a caso.
Mauro Cardella
Uno sviluppo sostenibile per Castelnuovo di Porto.
Oggi qualsiasi azienda che vuole avere successo sul mercato, prima di una buona organizzazione, prima di prodotti concorrenziali, prima di un'efficiente rete commerciale, prima di ogni altra cosa, deve avere una "vision", come dicono gli americani, che di marketing se ne intendono, cioè una visione strategica dell'azienda,
per definire la sua collocazione nel mercato ed i suoi obiettivi.
Una volta definiti gli obiettivi, si potrà mettere a punto, l'organizzazione più adatta, i prodotti più confacenti al target, la rete commerciale più idonea.
Anche una comunità locale, sia questa una Regione, una Provincia o un Comune, deve porsi degli obiettivi strategici, cioè di ampio respiro temporale.
Dopo un'analisi delle risorse ambientali, economiche, sociali, deve interrogarsi su quale vorrebbe che fosse il proprio futuro alla luce delle regole dello sviluppo sostenibile.
Dieci anni fa, nel 1992, alla Conferenza Mondiale di Rio sui problemi dell'ambiente e dello sviluppo, è stato definito cosa deve intendersi per sviluppo sostenibile, e le conseguenti azioni da attuarsi nel corso del 21° secolo, da qui il nome dato al documento programmatico: Agenda 21.
In questo documento, fra l'altro, si legge: "Le autorità locali dovrebbero intraprendere un processo di consultazione con le popolazioni per raggiungere il consenso su un'Agenda 21 locale"
Oggi in Italia, oltre 300 Comuni hanno già adottato una propria Agenda 21, e hanno pianificato o stanno pianificando le proprie attività alla luce delle linee guida decise da un forum in cui sono rappresentate, associazioni ambientaliste, culturali, politiche, sindacali, commerciali, industriali etc., cioè le rappresentanze di tutta la società civile.
Le associazioni ambientaliste di Castelnuovo di Porto, Fare Verde e Legambiente hanno sollevato il problema ambientale rappresentato dalla localizzazione del Tribunale a ridosso del Centro Storico e dalla possibile cementificazione della val Cesara, prezioso polmone verde vicino all'abitato.
Sono due problemi gravissimi, ma è ancora più grave che la stragrande maggioranza dei cittadini di Castelnuovo, non sa della prossima localizzazione del Tribunale al posto della Pretura e ignora quale impatto ne deriverà per il centro cittadino, così come ignora l'esistenza della valle Cesara ed i pericoli a cui sembra destinata.
E' in questa disinformazione generale che pochi, con le mani in pasta, possono portare avanti le loro imprese, facendo "spallucce" quando qualcuno dice loro che "non ci sta".
A parte il merito del problema, che non ci trova assolutamente d'accordo, il vero scandalo è nel metodo utilizzato per prendere decisioni, che avranno gravissimi impatti sulla qualità della vita di tutti noi.
Adottando "Agenda 21", a prescindere da chi in futuro sarà al governo del paese, i cittadini avranno la garanzia di essere coinvolti nel processo decisionale e di avere diritto, finalmente, ad un futuro non a caso.
Mauro Cardella
Castelnuovo di Porto, 25 giugno 2002
Trovare gli strumenti per un maggiore coinvolgimento dei cittadini nelle priorità locali
Il 25 maggio scorso nella sala polivalente si è svolta la tavola rotonda "Una politica ambientale per Castelnuovo di Porto - dalla denuncia delle emergenze ambientali alla pianificazione di uno sviluppo sostenibile condiviso".
Il titolo e sottotitolo della manifestazione erano, a mio giudizio, sufficientemente esplicativi delle motivazioni, che hanno portato due associazioni ambientaliste di Castelnuovo di Porto ad organizzarla: la diffusa sensazione che l'Amministrazione Comunale navighi "a vista", senza alcuna pianificazione riguardo lo sviluppo urbanistico e ambientale, la mancanza di un sia pur minimo coinvolgimento dei cittadini nelle tematiche relative all'ambiente e allo sviluppo, la sgradevole sensazione che le decisioni sono prese nelle segrete stanze dai soliti noti con il sospetto di chissà quali "do ut des" e con il cittadino tenuto volontariamente all'oscuro e in gran confusione con una sapiente opera di disinformazione.
In due articoli, il primo su "Il Nuovo" e il secondo su "Il Corriere del Tevere", il buon Primo Sommaro ha fatto una diagnosi puntuale di quella che è la patologia della classe politica di Castelnuovo di Porto: i partiti continuano a polemizzare sui massimi sistemi (anzi sui minimi, perché il più delle volte sono beghe personali!) e le opposizioni quando ci sono, (a Castelnuovo, per i noti avvenimenti elettorali, non c'è un'opposizione degna di questo nome!) si ricordano delle tematiche locali solo per denunciare decisioni già prese dall'Amministrazione governante pro tempore; non c'è un momento di discussione e pianificazione a lungo termine delle tematiche importanti che investono, lo sviluppo locale, la viabilità, il piano regolatore, l'ambiente; i partiti sembrano troppo impegnati in beghe interne o di schieramento per poter trovare il tempo da dedicare a quella che, istituzionalmente, è la loro funzione, cioè creare ed organizzare la pubblica opinione.
Primo Sommaro, riconosce la novità introdotta nello scenario politico castelnovese dalla tavola rotonda, che ha risposto all'esigenza dei cittadini di affrontare le tematiche locali con una certa dose di pragmatismo, che prescinda da ogni chiesa ideologica e da inconcludenti tatticismi di partito.
E questo, aggiungo io, è l'unico modo per fare riavvicinare i cittadini alla Politica (quella vera, con la P maiuscola, quella che come dice l'etimologia della parola è l'arte di governare la Polis, la città).
Bisogna, quindi, trovare gli strumenti che permettano un maggiore coinvolgimento dei cittadini nella definizione delle priorità locali e della pianificazione di soluzioni largamente condivise. Ma questi strumenti non bisogna inventarli, ci sono già, anzi ci sono dal 1992, quando a Rio de Janeiro nella Conferenza mondiale su ambiente e sviluppo, 179 paesi, fra cui l'Italia, firmando il documento programmatico Agenda 21, si impegnarono ad attuare nel corso del 21° secolo i presupposti teorici dello Sviluppo Sostenibile. Nel documento programmatico di Rio si riconosce il ruolo fondamentale delle autorità locali di tutto il mondo, che vengono esplicitamente esortate ad adottare una propria Agenda 21 locale.
Nel 1994 ad Aalborg, l'Europa rispondeva all'appello di Rio creando una struttura di indirizzo e supporto alle autorità locali che intraprendevano il percorso Agenda 21 locale.
Obiettivo primario della tavola rotonda del 25 maggio era, per l'appunto, quello di richiedere e ottenere dall'Amministrazione Comunale l'adesione alla Carta di Aalborg impegnandola, così, ad attuare un'Agenda 21 locale, attraverso la costituzione di un Forum in cui fossero rappresentate, associazioni culturali, associazioni ambientaliste, gruppi d'interesse, partiti politici, con lo scopo di definire le priorità locali e pianificare soluzioni a lungo termine, alla luce delle regole dello sviluppo sostenibile e, aggiungo io, alla luce del sole.
L'intervento di uno dei relatori, Paolo Colli, dell'Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente, verteva specificamente su questo tema, e ci informava che già molti Comuni in Italia ed Europa sono impegnati in questo metodo di programmazione e gestione delle iniziative pubbliche e private a livello locale.
Ma ancora una volta la maggior parte delle forze politiche locali ha brillato per un frastornante silenzio o per sterili e bigotte polemiche di schieramento, evitando accuratamente di confrontarsi sui problemi messi sul tappeto che, evidentemente, non si vuole o non si ha la capacità di affrontare.
E la stampa locale non è stata molto diversa, non avendo colto la novità della Carta di Aalborg e della Agenda 21, così come non ha ritenuto di riportare, almeno l'essenza degli interessanti interventi dei relatori, ed ha del tutto ignorato una significativa denuncia di un anziano cittadino, emblematica della catastrofica situazione della viabilità che vive oggi Castelnuovo. "Chi ha ucciso il piano regolatore ?" chiedeva ripetutamente il cittadino, che evidentemente conosceva la risposta; "chi l'ha ucciso?" chiedo io e con me lo chiedono i cittadini di Castelnuovo aspettando che qualcuno racconti loro le gesta di passate Amministrazioni di vario colore politico che, per motivi clientelari, hanno permesso lo stravolgimento del piano regolatore e la compromissione di un corretto sviluppo urbanistico del territorio.
Tutto questo, non per fare processi al passato, ma per ribadire la necessità di perseguire altre metodologie decisionali, che definiscano le linee guida dello sviluppo urbanistico, sociale, ambientale, commerciale, economico del territorio, che siano largamente condivise dai cittadini, lasciando alle Amministrazioni l'attuazione e la gestione operativa.
Non dobbiamo più permettere che i soliti noti, buoni per ogni stagione, continuino a decidere per tutti noi e sopra le nostre teste.
Trovare gli strumenti per un maggiore coinvolgimento dei cittadini nelle priorità locali
Il 25 maggio scorso nella sala polivalente si è svolta la tavola rotonda "Una politica ambientale per Castelnuovo di Porto - dalla denuncia delle emergenze ambientali alla pianificazione di uno sviluppo sostenibile condiviso".
Il titolo e sottotitolo della manifestazione erano, a mio giudizio, sufficientemente esplicativi delle motivazioni, che hanno portato due associazioni ambientaliste di Castelnuovo di Porto ad organizzarla: la diffusa sensazione che l'Amministrazione Comunale navighi "a vista", senza alcuna pianificazione riguardo lo sviluppo urbanistico e ambientale, la mancanza di un sia pur minimo coinvolgimento dei cittadini nelle tematiche relative all'ambiente e allo sviluppo, la sgradevole sensazione che le decisioni sono prese nelle segrete stanze dai soliti noti con il sospetto di chissà quali "do ut des" e con il cittadino tenuto volontariamente all'oscuro e in gran confusione con una sapiente opera di disinformazione.
In due articoli, il primo su "Il Nuovo" e il secondo su "Il Corriere del Tevere", il buon Primo Sommaro ha fatto una diagnosi puntuale di quella che è la patologia della classe politica di Castelnuovo di Porto: i partiti continuano a polemizzare sui massimi sistemi (anzi sui minimi, perché il più delle volte sono beghe personali!) e le opposizioni quando ci sono, (a Castelnuovo, per i noti avvenimenti elettorali, non c'è un'opposizione degna di questo nome!) si ricordano delle tematiche locali solo per denunciare decisioni già prese dall'Amministrazione governante pro tempore; non c'è un momento di discussione e pianificazione a lungo termine delle tematiche importanti che investono, lo sviluppo locale, la viabilità, il piano regolatore, l'ambiente; i partiti sembrano troppo impegnati in beghe interne o di schieramento per poter trovare il tempo da dedicare a quella che, istituzionalmente, è la loro funzione, cioè creare ed organizzare la pubblica opinione.
Primo Sommaro, riconosce la novità introdotta nello scenario politico castelnovese dalla tavola rotonda, che ha risposto all'esigenza dei cittadini di affrontare le tematiche locali con una certa dose di pragmatismo, che prescinda da ogni chiesa ideologica e da inconcludenti tatticismi di partito.
E questo, aggiungo io, è l'unico modo per fare riavvicinare i cittadini alla Politica (quella vera, con la P maiuscola, quella che come dice l'etimologia della parola è l'arte di governare la Polis, la città).
Bisogna, quindi, trovare gli strumenti che permettano un maggiore coinvolgimento dei cittadini nella definizione delle priorità locali e della pianificazione di soluzioni largamente condivise. Ma questi strumenti non bisogna inventarli, ci sono già, anzi ci sono dal 1992, quando a Rio de Janeiro nella Conferenza mondiale su ambiente e sviluppo, 179 paesi, fra cui l'Italia, firmando il documento programmatico Agenda 21, si impegnarono ad attuare nel corso del 21° secolo i presupposti teorici dello Sviluppo Sostenibile. Nel documento programmatico di Rio si riconosce il ruolo fondamentale delle autorità locali di tutto il mondo, che vengono esplicitamente esortate ad adottare una propria Agenda 21 locale.
Nel 1994 ad Aalborg, l'Europa rispondeva all'appello di Rio creando una struttura di indirizzo e supporto alle autorità locali che intraprendevano il percorso Agenda 21 locale.
Obiettivo primario della tavola rotonda del 25 maggio era, per l'appunto, quello di richiedere e ottenere dall'Amministrazione Comunale l'adesione alla Carta di Aalborg impegnandola, così, ad attuare un'Agenda 21 locale, attraverso la costituzione di un Forum in cui fossero rappresentate, associazioni culturali, associazioni ambientaliste, gruppi d'interesse, partiti politici, con lo scopo di definire le priorità locali e pianificare soluzioni a lungo termine, alla luce delle regole dello sviluppo sostenibile e, aggiungo io, alla luce del sole.
L'intervento di uno dei relatori, Paolo Colli, dell'Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente, verteva specificamente su questo tema, e ci informava che già molti Comuni in Italia ed Europa sono impegnati in questo metodo di programmazione e gestione delle iniziative pubbliche e private a livello locale.
Ma ancora una volta la maggior parte delle forze politiche locali ha brillato per un frastornante silenzio o per sterili e bigotte polemiche di schieramento, evitando accuratamente di confrontarsi sui problemi messi sul tappeto che, evidentemente, non si vuole o non si ha la capacità di affrontare.
E la stampa locale non è stata molto diversa, non avendo colto la novità della Carta di Aalborg e della Agenda 21, così come non ha ritenuto di riportare, almeno l'essenza degli interessanti interventi dei relatori, ed ha del tutto ignorato una significativa denuncia di un anziano cittadino, emblematica della catastrofica situazione della viabilità che vive oggi Castelnuovo. "Chi ha ucciso il piano regolatore ?" chiedeva ripetutamente il cittadino, che evidentemente conosceva la risposta; "chi l'ha ucciso?" chiedo io e con me lo chiedono i cittadini di Castelnuovo aspettando che qualcuno racconti loro le gesta di passate Amministrazioni di vario colore politico che, per motivi clientelari, hanno permesso lo stravolgimento del piano regolatore e la compromissione di un corretto sviluppo urbanistico del territorio.
Tutto questo, non per fare processi al passato, ma per ribadire la necessità di perseguire altre metodologie decisionali, che definiscano le linee guida dello sviluppo urbanistico, sociale, ambientale, commerciale, economico del territorio, che siano largamente condivise dai cittadini, lasciando alle Amministrazioni l'attuazione e la gestione operativa.
Non dobbiamo più permettere che i soliti noti, buoni per ogni stagione, continuino a decidere per tutti noi e sopra le nostre teste.
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