Castelnuovo di Porto, 25 giugno 2002
Trovare gli strumenti per un maggiore coinvolgimento dei cittadini nelle priorità locali
Il 25 maggio scorso nella sala polivalente si è svolta la tavola rotonda "Una politica ambientale per Castelnuovo di Porto - dalla denuncia delle emergenze ambientali alla pianificazione di uno sviluppo sostenibile condiviso".
Il titolo e sottotitolo della manifestazione erano, a mio giudizio, sufficientemente esplicativi delle motivazioni, che hanno portato due associazioni ambientaliste di Castelnuovo di Porto ad organizzarla: la diffusa sensazione che l'Amministrazione Comunale navighi "a vista", senza alcuna pianificazione riguardo lo sviluppo urbanistico e ambientale, la mancanza di un sia pur minimo coinvolgimento dei cittadini nelle tematiche relative all'ambiente e allo sviluppo, la sgradevole sensazione che le decisioni sono prese nelle segrete stanze dai soliti noti con il sospetto di chissà quali "do ut des" e con il cittadino tenuto volontariamente all'oscuro e in gran confusione con una sapiente opera di disinformazione.
In due articoli, il primo su "Il Nuovo" e il secondo su "Il Corriere del Tevere", il buon Primo Sommaro ha fatto una diagnosi puntuale di quella che è la patologia della classe politica di Castelnuovo di Porto: i partiti continuano a polemizzare sui massimi sistemi (anzi sui minimi, perché il più delle volte sono beghe personali!) e le opposizioni quando ci sono, (a Castelnuovo, per i noti avvenimenti elettorali, non c'è un'opposizione degna di questo nome!) si ricordano delle tematiche locali solo per denunciare decisioni già prese dall'Amministrazione governante pro tempore; non c'è un momento di discussione e pianificazione a lungo termine delle tematiche importanti che investono, lo sviluppo locale, la viabilità, il piano regolatore, l'ambiente; i partiti sembrano troppo impegnati in beghe interne o di schieramento per poter trovare il tempo da dedicare a quella che, istituzionalmente, è la loro funzione, cioè creare ed organizzare la pubblica opinione.
Primo Sommaro, riconosce la novità introdotta nello scenario politico castelnovese dalla tavola rotonda, che ha risposto all'esigenza dei cittadini di affrontare le tematiche locali con una certa dose di pragmatismo, che prescinda da ogni chiesa ideologica e da inconcludenti tatticismi di partito.
E questo, aggiungo io, è l'unico modo per fare riavvicinare i cittadini alla Politica (quella vera, con la P maiuscola, quella che come dice l'etimologia della parola è l'arte di governare la Polis, la città).
Bisogna, quindi, trovare gli strumenti che permettano un maggiore coinvolgimento dei cittadini nella definizione delle priorità locali e della pianificazione di soluzioni largamente condivise. Ma questi strumenti non bisogna inventarli, ci sono già, anzi ci sono dal 1992, quando a Rio de Janeiro nella Conferenza mondiale su ambiente e sviluppo, 179 paesi, fra cui l'Italia, firmando il documento programmatico Agenda 21, si impegnarono ad attuare nel corso del 21° secolo i presupposti teorici dello Sviluppo Sostenibile. Nel documento programmatico di Rio si riconosce il ruolo fondamentale delle autorità locali di tutto il mondo, che vengono esplicitamente esortate ad adottare una propria Agenda 21 locale.
Nel 1994 ad Aalborg, l'Europa rispondeva all'appello di Rio creando una struttura di indirizzo e supporto alle autorità locali che intraprendevano il percorso Agenda 21 locale.
Obiettivo primario della tavola rotonda del 25 maggio era, per l'appunto, quello di richiedere e ottenere dall'Amministrazione Comunale l'adesione alla Carta di Aalborg impegnandola, così, ad attuare un'Agenda 21 locale, attraverso la costituzione di un Forum in cui fossero rappresentate, associazioni culturali, associazioni ambientaliste, gruppi d'interesse, partiti politici, con lo scopo di definire le priorità locali e pianificare soluzioni a lungo termine, alla luce delle regole dello sviluppo sostenibile e, aggiungo io, alla luce del sole.
L'intervento di uno dei relatori, Paolo Colli, dell'Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente, verteva specificamente su questo tema, e ci informava che già molti Comuni in Italia ed Europa sono impegnati in questo metodo di programmazione e gestione delle iniziative pubbliche e private a livello locale.
Ma ancora una volta la maggior parte delle forze politiche locali ha brillato per un frastornante silenzio o per sterili e bigotte polemiche di schieramento, evitando accuratamente di confrontarsi sui problemi messi sul tappeto che, evidentemente, non si vuole o non si ha la capacità di affrontare.
E la stampa locale non è stata molto diversa, non avendo colto la novità della Carta di Aalborg e della Agenda 21, così come non ha ritenuto di riportare, almeno l'essenza degli interessanti interventi dei relatori, ed ha del tutto ignorato una significativa denuncia di un anziano cittadino, emblematica della catastrofica situazione della viabilità che vive oggi Castelnuovo. "Chi ha ucciso il piano regolatore ?" chiedeva ripetutamente il cittadino, che evidentemente conosceva la risposta; "chi l'ha ucciso?" chiedo io e con me lo chiedono i cittadini di Castelnuovo aspettando che qualcuno racconti loro le gesta di passate Amministrazioni di vario colore politico che, per motivi clientelari, hanno permesso lo stravolgimento del piano regolatore e la compromissione di un corretto sviluppo urbanistico del territorio.
Tutto questo, non per fare processi al passato, ma per ribadire la necessità di perseguire altre metodologie decisionali, che definiscano le linee guida dello sviluppo urbanistico, sociale, ambientale, commerciale, economico del territorio, che siano largamente condivise dai cittadini, lasciando alle Amministrazioni l'attuazione e la gestione operativa.
Non dobbiamo più permettere che i soliti noti, buoni per ogni stagione, continuino a decidere per tutti noi e sopra le nostre teste.
domenica 19 aprile 2009
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